C’era una volta un pezzo di legno di nome…Pinocchio

Il 7 luglio 1881 il celebre personaggio di fantasia Pinocchio comparve per la prima volta. con l’inizio della sua storia, all’interno de Il giornale dei bambini.

Carlo Collodi, dopo due anni, decise di raccogliere tutte le vicende del burattino e farne un libro, Le avventure di Pinocchio. Questo è diventato, nel corso degli anni, uno dei libri più letti al mondo e ha ispirato fior d’artisti nel campo teatrale e cinematografico.

Una delle prime rappresentazioni teatrali è del 1933, intitolata appunto Pinocchio, diretta da Luigi Antonelli. Nel ’38 l’americana Dorothy Coit trasforma la trama di Collodi in un balletto di due atti: purtroppo di questi due non si hanno più documentazioni. Nel ’61 Carmelo Bene porta in scena il suo Pinocchio, che vede il protagonista bambino come un rifiuto, se non difficoltà, di crescere e nel crescere: spettacolo che vide repliche nel ’66, ’81 e ’98, con un adattamento televisivo del ’99.

Con il 2000 Pinocchio non tramonta e resta attuale, tanto che la Compagnia della Rancia porta in scena nel 2003 Pinocchio il Musical, scritto e diretto da Saverio Marconi con le musiche dei Pooh. Nel 2011 invece Flavio Albanese scrive, dirige e interpreta La vera storia di Pinocchio raccontata da lui medesimo. Qui l’attore-regista, in ricordo di sua nonna che gli raccontava la favola, ci descrive quanti di quei personaggi siano veri, dal gatto e la volpe che imbrogliano ai grilli che con un pizzico di saccenza ci dico però la retta via. Ultimo è il musical di quest’anno a Broadway, con le musiche del film animato della Disney del 1940. Scritto da Dennis Kelly e diretto da John Tiffany, è stato commissionato dal National Theatre di Londra.

Importanti e più accessibili ai bambini sono stati i cartoni animati.

Il più noto è il lungometraggio di Walt Disney. Vincitore di due Oscar (miglior colonna sonora e miglior canzone) ci mostra la storia dal punto di vista del grillo parlante. Molte cose cambiano e Disney lo rende molto, ma molto più una favola. Mangiafuoco è cattivo, senza pentimento e non regala niente a Pinocchio; la fata turchina è simile ad un angelo, con tanto di ali. Molti capitoli vengono saltati per rendere la pillola più dolce: il bruciare dei suoi piedi, la sostituzione al cane Melampo, la morte della fata. C’è un ingigantimento di personaggi che con il cartone prendono una piega più grande, come il gatto Figaro e il cattivo Postiglione, nel libro noto come ‘omino di burro’. La stranezza di Disney è nell’ambientazione: non si sa perché abbia scelto un’ambientazione bavarese, anziché italiana…

Altro cartone da cinema importante da citare è dell’italiano Enzo D’Alo che dirige il suo Pinocchio nel 2012. Questo ha più episodi che ricordano il libro originale, come la vendita dell’abbecedario, il serpente che ride e la morte della fata; anche se ad alcuni dà un tocco personale, come il fatto che Pinocchio ami la fata, non con amore fraterno, ma…diverso. I doppiatori di questa commedia sono stati veramente eccezionali: Rocco Papaleo prestava la voce a Mangiafuoco, Paolo Ruffini Lucignolo, Maurizio Micheli il gatto e Lucio Dalla il pescatore verde che lo recupera dal mare la prima volta.

Sempre nei cartoni, una serie anime fece compagnia ad alcuni bambini negli anni ’80 e poi oltre grazie a delle repliche, intitolata Le nuove avventure di Pinocchio, con un protagonista non monello, solo molto ingenuo e creudlone.

Pinocchio

Il cinema e la televisione però sono stati quelli che hanno omaggiato di più il personaggio di Collodi.

Nel primo, già nel 1911, Giulio Antamoro diresse il film muto Pinocchio. Questa è la prima rappresentazione cinematografica, con un attore grande nelle vesti di burattino. Si dovrà aspettare il ’47 Le avventure di Pinocchio di Giannetto Guardone, dove per la prima volta, il protagonista è interpretato da un bambino. Il piccolo era Alessandro Tommei, con intrerpreti quali Luigi Pavese e Vittorio Gassman nei panni dle pescatore verde e persino Erminio Spalla in quelle di Mangiafuoco.

Negli anni ’90 Martin Landau è Geppetto in due pellicole; mentre, italiano e importante, nonché molto discusso, è il Pinocchio del 2002 diretto e interpretato da Roberto Benigni. Questa ha visto la presenza di personaggi quali Kim Rossi Stuart nel ruolo di Lucignolo, l’immacabile compagna Nicoletta Braschi nella veste della fata, Carlo Giuffrè in quelle di Geppetto e il grande Peppe Barra nell’ardua interpretazione del grillo.

Il primo esempio di sceneggiato televisivo italiano è del 1959.

Intitolato Le avventure di Pinocchio aveva la regia di Enrico D’Alessandro e Cesare Emilio Gaslini, con l’adattamento della scrittrice Giana Anguissola. Nel 2000 la televisione americana creò Geppetto, un film musicale con la storia di Pinocchio molto modificata e soprattutto vicina alla visione dell’anziano genitore.

Altro importante da citare è lo sceneggiato del 2011 diretto da Alberto Sironi. Aveva con un cast stellare, tanto italiano (con Francesco Pannofino, Margherita Buy, Alessandro Gassman e Luciana Littizzetto) quanto internazionale (Robby Kay, Thomas Stangster e Bob Hoskins nella veste di Geppetto).

Il Pinocchio più noto però è del 1972, diretto da Luigi Comencini.

Andato in onda sul primo canale e diviso in sei puntate, vedeva un Pinocchio un po’ particolare poiché diventava burattino solo quando il suo comportamento non era dei migliori. Ad interpretare il piccolo protagonista c’era Andrea Balestri, accompagnato da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia nelle vesti del gatto e la volpe, Vittorio De Sica nel giudice acchiappa-citrulli, Gina Lollobrigida nelle vesti della fata e un superbo Nino Manfredi nella veste di Geppetto.

Pinocchio, che se ne dica, è tutt’altro che una storia da bambini. È crudo, forte; forse è per questo che piace tanto…Ci ricorda quanto le sciocchezze appartengano al mondo dell’infanzia e della spensieratezza. Un mondo che non sa e quindi, anche se solo in parte, è giustifcato a farle, anche perché ne paga le conseguenze. Tutti noi siamo pinocchi, testimonianza porprio che nel vedere una foto di anni passati, reagiamo come il burattino nel vedere il fantoccio di legno e vedersi ridicoli allora.

Francesco Fario

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